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ASSOCIAZIONE CULTURALE ENRICO BERLINGUER
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Enrico
Berlinguer - biografia
Enrico nacque a Sassari nel 1922 da famiglia, appartenente alla piccola nobiltà rurale sassarese. Il nonno Enrico, amico di Garibaldi e di Mazzini, fu il fondatore del giornale "La Nuova Sardegna". I Berlinguer erano imparentati con i Segni e con i Cossiga, che hanno dato due Presidenti alla Repubblica: Antonio Segni tra il 1962 e il 1964 e Francesco Cossiga tra il 1985 e il 1992. Nel 1943 Berlinguer si iscrisse al Partito Comunista Italiano e ne organizzò la sezione sassarese svolgendo un'intensa attività di propaganda che lo rese un osservato speciale della questura. Nel gennaio del 1944 la fame spinse la popolazione a saccheggiare i forni della città e Berlinguer fu accusato, a torto, di esserne stato uno degli istigatori; fu quindi arrestato e trattenuto in carcere per tre mesi, dopo i quali fu prosciolto dalle accuse e liberato.
Dopo un breve periodo come vicesegretario del PCI in Sardegna,
Togliatti lo chiamò a Roma. Nel 1949 fu nominato segretario della
Federazione Giovanile Comunista Italiana, carica che avrebbe mantenuto
sino al 1956, anno in cui divenne segretario della Federazione Mondiale
della Gioventù Democratica, l'Associazione internazionale dei giovani
comunisti. Il 29 settembre 1957 sposò a Roma Letizia Laurenti da cui ebbe quattro figli. Eletto deputato nel 1968, fu nominato, nel corso del XII congresso del 1969, vice-segretario nazionale essendo segretario Luigi Longo. Sempre nel 1969 guidò una delegazione del partito ai lavori della conferenza internazionale dei partiti comunisti che si tenne a Mosca; in tale occasione, trovandosi in disaccordo con la "linea" sovietica non sottoscrisse il comunicato finale, rifiutando di associarsi alla "scomunica" da parte russa dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Brežnev, la "tragedia di Praga", provocata da dall’invasione sovietica del 1968. . Divenuto segretario del PCI nel 1972 lanciò all’indomani del golpe cileno dell’11 settembre 1973 la proposta di “compromesso storico” quale alleanza tra le forze democratiche del Paese per scongiurare derive di destra e i pericoli della reazione e del fascismo. Nel 1976 alla vigilia delle elezioni nazionali, teorizzò una più accentuata indipendenza di giudizio e di azione del PCI italiano rispetto a quello sovietico.
Armando
Cossutta, che rappresentava la parte del PCI strettamente legata ai
sovietici, parlò di “strappo”. Nelle elezioni
politiche del 20 giugno 1976 il PCI ottenne alla Camera il
34,4% dei voti e 227 seggi e al Senato il 33,8% dei suffragi con 116
seggi avvicinandosi alla DC, fino a far ipotizzare un eventuale
sorpasso. Forte di questi
risultati Berlinguer lanciò a livello internazionale il progetto
dell’eurocomunismo insieme
a Santiago Carrillo, leader
dei comunisti di Spagna, e Georges Marchais, segretario del PCF. I tre esponenti sostennero la ricerca di vie nazionali per costruire il
socialismo. All’indomani del 20 giugno 1976 Berlinguer concesse al governo Andreotti la “non sfiducia”, poco dopo nel 1977 Berlinguer incominciò a chiedere l’ingresso dei comunisti nel governo. Nel 1978 si formò perciò il governo di unità e di solidarietà nazionale, con l’appoggio esterno di PCI, PSI, PRI, PSDI, che sopravvivrà al rapimento di Aldo Moro, avvenuto ad opera delle Brigate Rosse la mattina del 16 marzo, allorché il governo Andreotti andava a presentarsi alle Camere. Nell’anno 1977 all’indomani dell’assalto di Autonomia operaia a Luciano Lama, segretario della CGIL, Berlinguer accusò gli Autonomi e parti estreme dei movimenti giovanili di “essere fascisti”. A quest’affermazione rispose Norberto Bobbio sulle pagine della Stampa affermando che: "l’accusa generalizzata di fascismo a tutti i movimenti alla sinistra del partito comunista è storicamente scorretta". Berlinguer, con una lettera inviata allo stesso giornale e pubblicata il giorno seguente, ribatté che le persone aventi "come bersaglio principale il movimento operaio e il Pci" erano per lui "lucidi organizzatori di un nuovo squadrismo" e "non sono definibili con altro termine se non quello di nuovi fascisti".
Sempre
nell'ottobre 1977, Berlinguer rese pubblico, tramite la rivista
Rinascita, uno scambio di lettere con l' allora vescovo di
Ivrea Luigi Bettazzi, in cui affermava di volere "realizzare
una società che, senza essere cristiana, cioè legata
integralisticamente a un dato ideologico, si organizzi in maniera tale
da essere sempre più aperta e accogliente verso i valori
cristiani"; le lettere furono pubblicate sotto il significativo
titolo comune di "Comunisti e cattolici: chiarezza di principi e
base di un’intesa".
Durante il
sequestro Moro, Berlinguer prese posizione insieme al. cosiddetto
"fronte della fermezza", del tutto contrario a qualsiasi tipo
di trattativa con i terroristi, i quali avevano chiesto la liberazione
di alcuni detenuti in cambio di quella dello statista.
Fu nel giugno del 1978, un mese dopo la morte di Moro, che
esplose con veemenza il caso del
presidente
della Repubblica
Giovanni
Leone, che, grazie ad una campagna moralizzatrice cui il PCI
aveva già dato un contributo fondamentale, fu costretto alle
dimissioni. Gli
succedette Sandro Pertini,
un socialista che aveva lottato nella Resistenza, gradito a molti
settori della politica e in seguito molto amato dagli italiani.
Nel 1979 la
crisi del governo di solidarietà nazionale, i risultati non brillanti
del PCI alle elezioni politiche – dove scese dal 34% al 30% - il
cambio di maggioranza dentro la DC fecero fallire
definitivamente la strategia della solidarietà nazionale. Il rilancio
dell’alternativa e della
questione morale, dopo il terremoto del dicembre 1980 in Irpinia, non
basteranno a ridare smalto a questa strategia. |